In campagna elettorale tutto è permesso. Figuriamoci. Si può perfino arrivare ad attaccare me sul tema dei vitalizi. Nessun problema. E lo può fare anche chi (i guerrieri grillini intendo) la mia proposta di legge non l’ha mai sostenuta se non quando ormai la sua approvazione alla Camera era ineludibile.
Non hanno mai spiegato infatti perché la legge non l’hanno mai scritta, proposta e presentata. E non hanno mai spiegato perché le proposte che hanno fatto in Ufficio di Presidenza non hanno mai previsto il ricalcolo per i vitalizi in essere, la vera questione che rimane aperta. Attaccano me perché devono colpire chi su alcune battaglie è più credibile di loro. Perché io la battaglia per l’abolizione del vitalizio l’ho fatta a partire dal mio, 7 anni fa in Regione. E non percepirò nemmeno un euro di vitalizio avendovi rinunciato e avendolo cancellato con una proposta del Pd dell’Emilia Romagna.
Poi sono arrivato in Parlamento. In un solo ramo però, quello della Camera. E solo in quello posso avanzare proposte e votare. E infatti, a differenza dei grillini, ho proposto e fatto approvare la legge alla Camera. Ho provato, pur sapendo che il rischio inammissibilità era alto perché già formulato al Senato, a inserire la legge nella manovra di Bilancio. E la Camera, non il Pd, l’ha dichiarato inammissibile.
Perché il punto è solo e semplicemente uno. Chiudere questo percorso compete al Senato. Che, lo voglio ricordare, non ha nemmeno adottato la delibera di taglio drastico del vitalizio che la Camera ha approvato mesi fa. Portando a motivazione che stava arrivando la legge. Si decidano: taglio o ricalcolo. Una delle due. L’immobilismo non è dato. Se non in un atteggiamento a dir poco vergognoso.
Così stanno i fatti. Ora potete riprendere ad attaccare me.