Nel Paese in cui non esiste uno sport più redditizio e popolare della “denuncia dell’inutilità della politica” (“inutilità” è la versione generosa ovviamente) vorrei provare a spiegare perché io alla legislatura appena conclusa darei un giudizio con LODE.
Se non state già digitando insulti nello spazio dedicato ai commenti e avete proseguito la lettura, voglio precisare che L.O.D.E., in questo caso, è un acronimo, non un’onorificenza a chi ne ha fatto parte.
È un acronimo che vuole definire quella appena conclusa come la legislatura del #Lavoro, dell’#Orgoglio, dei #Diritti e dell’#Ecologia.

Erano anni che il sostegno alle imprese e al Lavoro non conoscevano un approccio riformatore e organico: sostegno a chi crea occupazione, riduzione del costo del lavoro stabile, riduzione della componente lavoro dell’Irap, superamento delle forme di lavoro precario (a chiamata, interinale, in affitto) sostituite dal contratto unico a tutele crescenti. So che questa è una discussione aperta e complessa e non regge toni superficiali e trionfalistici, ma gli ultimi dati #ISTAT che certificano 1 milione e 200 mila posti creati (di cui oltre 800 mila a tempo indeterminato) sono un punto fermo dei risultati delle politiche del governo dei #millegiorni di Matteo Renzie di Paolo Gentiloni.

Dell’Orgoglio. Perché è la legislatura che ha segnato un rinnovato sentimento per il nostro Paese: per la sua bellezza, la sua straordinaria cultura, il suo patrimonio di arte e storia, la sua presenza determinante in Europa, la sua vocazione all’accoglienza, alla solidarietà, al suo civismo, all’umanità delle sue espressioni di volontariato. È un’Italia con una risposta legislativa più attenta agli ultimi, più inclusiva, più solidale.

Dei Diritti. Non c’è nemmeno bisogno di sviluppare questo punto. È patrimonio condiviso il balzo in avanti che abbiamo fatto tutti, insieme, nel campo dei diritti civili, del diritto al lavoro, del diritto alla cura e all’istruzione.

Ed è stata la legislatura dell’Ecologia e dell’ambiente. Del contrasto agli eco reati, della riqualificazione e della bonifica di luoghi abbandonati, di aree strategiche del Paese, delle sue periferie, della sua natura, del suo paesaggio.

Una delle legislature che la storia, non l’attualità, definirà per quella che è stata: una delle più proficue e riformatrici degli ultimi 30 anni. E se una legislatura iniziata in salita ha trovato questo livello di incisività lo si deve soprattutto alla forza e alla determinazione del Partito Democratico guidato da Matteo #Renzi. Lasciatelo dire a chi cerca SEMPRE un approccio rigoroso nell’analisi: non avremmo questa forza in Europa, i risultati economici e sociali, una pressione fiscale più bassa, più risorse a cultura e istruzione e una prospettiva da Paese che “se la gioca alla pari nel mondo”, senza la tenacia della leadership di Matteo Renzi. Che ha necessità di una squadra forte e competente intorno a lui, ma che rimane fondamentale per la squadra stessa.
Perché interrompere il cammino che ha faticosamente intrapreso l’Italia sarebbe un errore imperdonabile.