In un’intervista, il neo-sindaco di Bologna Virginio Merola, dichiara la propria intenzione di dare “priorità” nelle graduatorie comunali a chi si sposa, rispetto alle cosiddette coppie di fatto.
All’interno del centro-sinistra scoppia la polemica.
Sul tema interviene anche Matteo Richetti in un’intervista su L’Unità edizione Bologna di domenica 19 giugno.

«D’accordo con il sindaco: diritti per tutti ma con criteri di priorità»

Richetti, Merola va contro i “Dico” della Regione?
«Niente affatto. E quindi trovo che sia nata una polemica sul nulla. La Regione non ha mai fatto alcun tipo di equiparazione, che è di competenza dello Stato. L’articolo 48 della Finanziaria di cui si parla sanciva un principio sacrosanto, quello per cui non ci devono essere discriminazioni. Principio che si concilia con il ragionamento di Merola, che io peraltro condivido».

Quindi è d’accordo con il sindaco?
«Non fare discriminazioni non vuol dire mettere tutti sullo stesso piano, ma proprio riconoscere le diversità. E allora la nostra Finanziaria parlava di “accesso ai servizi”, e questo non viene negato a nessuno, né lo negherebbe Merola. Quello che lui fa è un ragionamento culturale molto giusto e avanzato, parla di ordine di accesso. Cioè, l’amministrazione assicura diritti a tutti ma poi servono delle priorità nelle situazioni».

Premiando gli sposati di fatto però si discrimina chi non può sposarsi, come le coppie gay…
«Che non si possano sposare lo dice la Costituzione, nel momento in cui parla di matrimonio tra uomo e donna. E comunque questo esula dalle politiche locali. Ma se facciamo l’esempio degli alloggi pubblici, se una coppia (sposata o meno) ha la potenzialità di avere dei figli in futuro ci troviamo davanti a un nucleo che l’anno prossimo potrebbe avere un minore a carico, e dunque essere in difficoltà. Insomma, il problema è come rendere riconoscibile chi si assume pubblicamente delle responsabilità come famiglia. Manca una regolamentazione delle convivenze».

E quale dovrebbe essere?
«A livello nazionale, i Dico potevano essere una risposta adeguata».

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