Sono nato in una terra dove il rombo dei motori, quelli Ferrari, risuonava come musica nelle nostre orecchie. “Se lo puoi sognare, lo puoi fare”, è il motto di un uomo, Enzo Ferrari, che in quelle terre ha creato e interpretato un sogno, rendendolo realtà. Il Partito Democratico domenica può farlo: costruire un sogno e ripartire, insieme. Non dobbiamo però fare l’errore di interpretare questa ripartenza come un nuovo avvio, dopo una breve sosta ai box, come l’uscita da un pit-stop per un breve rifornimento. Dobbiamo farci interpreti di una gara nuova, per alcuni versi sconosciuta, con tutto il fascino, il sacrificio, la bellezza che essa porta con sé. Domenica ha inizio un cammino che dovrà conoscere un tracciato diverso dal precedente: non possiamo avere solo l’ambizione di apportare aggiustamenti, correzioni, modifiche a quello che abbiamo fatto e che comunque rivendichiamo con forza. E’ arrivato il momento di segnare un percorso che affronti fin dalle prime curve una profonda riflessione non tanto su quello che siamo (concentrando in questo modo il dibattito su noi stessi, sulla nostra organizzazione), ma ponendo più attenzione su ciò che emerge dalla società, sulla sofferenza e sulla bellezza che una gran parte di questa società sta provando a mostrarci giorno dopo giorno. E noi dobbiamo essere interpreti di un tempo nuovo; avere la capacità di cogliere appieno quei messaggi. Cambiare prospettiva, allargare la sfida: lavorare perchè sia il Partito Democratico ad entrare nel Paese, a stare nei banchi dei nostri studenti, negli stabilimenti dei nostri operai, nelle case delle famiglie, e non alimentare la pretesa che sia il Paese a dover entrare nel Partito Democratico, a capirne i suoi schemi e le sue logiche. Dobbiamo aprire una fase di profondo ascolto, stimolare una discussione densa di valori e prospettiva. Ma per far ciò occorre, in maniera imprescindibile, un atteggiamento di profonda umiltà, la capacità di ascoltare i nostri giovani nelle scuole, nelle università, dar voce a chi con coraggio, determinazione e sacrificio mette su un’impresa, una start-up, semplicemente si mette in gioco per se stesso e per il suo Paese. E’ un viaggio che non può escludere il sostegno di nessuno, che si arricchisce con l’apporto di tutti.
Ebbene, da ragazzo cresciuto in una terra di motori, so bene che un motore è in grado di spingere al massimo quando i suoi pistoni lavorano costantemente insieme, in sincronia, con forza. E’ questa l’immagine del PD che parte domenica: una comunità di donne e uomini che riconoscono nella politica lo strumento più utile e più nobile per trovare soluzioni. Una comunità che però deve muoversi insieme per sprigionare l’energia che occorre per cambiare questo Paese.
Veniamo da una fase, quella congressuale, che ci ha visti protagonisti di una discussione seria, basata sulla concretezza della proposta politica di tutte le mozioni in campo: il PD è questo, non può essere nient’altro che proposta politica, confronto, dialogo. E’ la casa di chi crede che spendere il proprio tempo per trovare soluzioni comuni con lo strumento della politica sia molto più produttivo e soddisfacente dell’urlare, aggredire, opporsi a tutto e tutti. E’ la casa di chi rispetta la comunità scientifica che ci dice che è necessario vaccinare i nostri figli per evitare epidemie e inutili morti. E’ la casa di una meravigliosa comunità che non si tira indietro quando c’è da allestire un gazebo, quando c’è da stare 12 ore ad un banchetto, quando c’è da confrontarsi, anche aspramente, sul futuro dei nostri figli.
Enzo Ferrari diceva che un bambino davanti ad un foglio bianco e alla richiesta di disegnare un’automobile, l’avrebbe disegnata rossa, come le sua Ferrari. A partire da domenica anche il Partito Democratico avrà di fronte a sé il suo foglio bianco: a noi, alla nostra comunità, il compito di scrivere una pagina nuova, di disegnare un Paese che sia ad immagine e somiglianza della nostra storia, della nostra tradizione, del nostro popolo.