Quarant’anni e non sentirli

Editoriali, Senza categoria, slideshow — By Staff on 3 dicembre 2011 12:58

L’editoriale di Matteo Richetti su Repubblica Bologna oggi in edicola: “Asili, il vanto di una regione”.

Il 6 dicembre di 40 anni fa, era il 1971, il Parlamento approvava la legge per l’istituzione degli asili nido: la numero 1044, “Piano quinquennale per l’istituzione di asili-nido con il concorso dello Stato”.
Una di quelle leggi pilastro che, grazie a un’ottima applicazione regionale, ha contribuito a plasmare il modello Emilia-Romagna. Nidi e scuole dell’infanzia sono diventati una delle fondamenta del nostro welfare regionale, il frutto positivo di una sorta di “federalismo anticipato”. Una buona integrazione socio-educativa ha poi consentito di valorizzare il nido nei suoi molteplici aspetti di servizio educativo, servizio di cura (soprattutto in relazione alla conciliazione dei tempi di lavoro delle madri) e, anche, come primo servizio che avvicina la famiglia alla propria comunità.

Per questo, i festeggiamenti programmati con qualche giorno d’anticipo in tutta Italia e promossi dal gruppo Nidi Infanzia puntano l’attenzione sul riconoscimento dell’identità educativa del nido come servizio per tutti i bambini. Dunque, 40 anni e non sentirli? In realtà questa ricorrenza potrebbe essere l’occasione per avviare una riflessione che da una parte impegni tutti sulla necessità di consolidare le caratteristiche peculiari di questo servizio, a cominciare dal suo universalismo — continuando a garantirlo e rafforzandolo — dall’altra a considerare i rischi che esso corre, principalmente gli effetti del ‘fuori graduatoria’, per porvi rimedio.

Il sistema degli asili nido nasce per una società ‘tradizionale’, con al centro famiglie numerose, reti parentali solide, lavori stabili di una vita intera e scanditi da orari fissi. Bisogna chiedersi se oggi, con genitori alle prese con impieghi precari, magari impegnati nel lavoro di più in alcuni mesi rispetto ad altri periodi dell’anno, con incerti budget famigliari da gestire e parenti (nonni, zii, ecc.) non più così presenti, risulti ancora efficace un meccanismo basato sulla presentazione della domanda, la formazione delle graduatorie e il verdetto finale: dentro o fuori. Una rigidità che esclude fasce sempre più importanti di popolazione: il nuovo ceto medio, precario e costretto, suo malgrado, a doversi inventare soluzioni da dover cambiare dopo pochi mesi, o che mutano l’anno scolastico successivo.

Il sistema dei nidi va consolidato nella sua natura di servizio universalistico che dà una risposta a tutti, così come è stato in questi anni; non corriamo adesso il rischio di creare un muro invalicabile contro il quale si infrangono le nuove esigenze delle madri e dei padri, arrivando al paradosso che la collaboratrice di un ente pubblico non può portare il suo bambino al nido aziendale perché non è dipendente? Non serve una maggiore flessibilità, che diventi il filo conduttore di una riforma che porti a un’offerta multipla di servizi, che integri il meccanismo della graduatoria, che tantissimi include ma che tantissimi esclude? Il forte radicamento dell’impianto dei servizi territoriali non andrebbe forse coniugato con una diversificazione delle formule di assistenza pedagogica? Le ‘mamme di giorno’ che assistono i piccoli a domicilio, i micronidi, gli asili di condominio, non sono idee sulle quali è davvero arrivato il momento di investire? Il nido come opportunità educativa per tutti i bambini. Il miglior modo per omaggiare i 40 anni dalla 1044.

Fonte immagine: zerosei planet.

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1 commento

  1. albano dugoni scrive:

    Nuovo Welfare tra universalismo dei diritti e Responsabilità sociale di impresa

    Mentre il Presidente dell’Assemblea legislativa della Regione si e ci interroga sui nuovi modelli di sviluppo nei servizi alla prima infanzia,mentre l’Assessore regionale alle Politiche Sociali risponde al portavoce del Forum delle famiglie sul tema Tagesmutter,mentre la Cooperazione Sociale discute con Comuni,Sindacati e Partiti sull’opportunità e convenienze di nuove esternalizzazioni,mentre il Forum del Terzo Settore promuove la sussidiarietà in termini di maggiore spazio ed opportunità al privato sociale,esiste, un privato for profit che opera nel credito,nella metalmeccanica e negli imballaggi che attraverso azioni di responsabilità sociale di impresa entra in campo ,investe milioni di euro in strutture e offre servizi di indiscutibile qualità ai figli dei propri dipendenti a prezzi francesi.
    Nella nostra regione leader indiscusso,riconosciuto a livello internazionale nella qualità dei servizi alla prima infanzia,seconda solo alla Valle D’Aosta nell’accesso ai servizi, sta nascendo un modello”residuale”,(sono 20 i nidi aziendali in tutta la regione ben 7 nella Provincia di Modena) promosso da imprenditori e multinazionali che, con lungimiranza,all’interno del distretto in cui operano oltre al benessere economico pensano anche a quello sociale.
    Si è tenuto venerdì mattina presso la sala del Consiglio Provinciale di Modena un incontro tra i protagonisti di questa innovazione,i responsabili delle Associazioni di categoria,e diversi amministratori locali.
    Ottimi risultati,entusiasmo, flessibilità e una spontanea richiesta delle famiglie a continuare l’esperienza anche verso livelli educativi superiori:materne ed elementari.
    Un solo dato, se vogliamo insignificante per le grandi statistiche, ma curioso: una delle azienda ha notato un aumento della natalità tra i propri dipendenti.
    Una solo frase che ha fatto sobbalzare qualche operatore del sociale presente in sala:”Abbiamo ,anche, assunto un pedagogista” ma questo è comprensibile e giustificabile per chi affronta nuove sfide in altri settori.
    Questo per dire che qui si fa sul serio e siamo anche in recessione.Qualcuno è interessato ad approfondire?Vogliamo confronarci sui punti di forza e di debolezza che questa innovazione può creare in un periodo,diciamo, da statista.Come lo collochiamo all’interno del patto per la crescita intelligente,inclusiva e sostenibile recentemente firmato tra le parti sociali e la regione?
    Come Forum del Terzo settore ribadiamo che il compito di mettersi in mezzo tra quello che non è più e quel che sarà è una sfida anche nostra

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