Alla ricerca di un partito “scomodo”

News — By Staff on 5 settembre 2011 09:13

Su Repubblica ed. Bologna del 4 settembre 2011, un articolo di Andrea Chiarini dal titolo: “Richetti dà la sveglia al Pd“. “E’ il mio partito, ma basta pregiudizi sui rottamatori” .

PER ricevere il premio al suo impegno nel taglio dei costi della politica, “le forbici d’oro“, il presidente dell’Assemblea regionale Matteo Richetti, Pd, ha dovuto fare un lungo viaggio, fino all’Abbazia di Fossanova, in provincia di Latina. In Emilia, la sua battaglia da apripista che ha portato viale Aldo Moro a votare l’abolizione dei vitalizi dei consiglieri, è stata presto archiviata nel centrosinistra come atto dovuto per frenare l’ascesa dei grillini. «Si è sempre profeti in terre lontane. Ma io ho da capitano ho solo ritirato la “coppa”. Il merito è di tutta l’assemblea regionale», dice di fronte a un caffè, appena tornato dalla trasferta laziale.

Consapevole che quel premio non farà che alimentare la sua fama di “rottamatore” e aumentare i maldipancia nel suo partito. « Sia chiaro – dice – lo spazio entro il quale intendo dareil mio contributo è il Pd, ma laddove non c’è chiarezza sulla volontà di arrivare a proposte concrete, bisogna aprire nuove sedi di confronto che il partito deve fare sue». Le cronache riportano un feeling crescente con l’altro Matteo, il sindaco Renzi di Firenze. La settimana i scorsai due hanno pranzato insieme confermando la sintonia sulle cose da fare «per cambiare il paese».

Richetti, da ex Margherita, usa toni più moderati del rottamatore Renzi, ma la sostanza è la stessa. «Mi si deve spiegare perché se Profumo si candida a una assemblea di industriali ha tutte le carte in regola, mentre se Renzi si mette a disposizione viene considerato un problema. Il Pd è il mio partito e ci credo, ma basta pregiudizi se si vuole cambiare», continua. Al suo partito, Richetti chiede di essere più scomodo, di avere il co-raggio di “strappare”, di fare scelte «anche se queste possono scontentare i sindacati, certe categorie professionali, le corporazioni».

«Non possiamo far pagare l’Irap a imprenditori che investono e assumono, mentre quelli che si comprano la barca vengono lasciati tranquilli senza patrimoniale – spiega – c’è poi tutto il tema di quelli che chiamo i “vitalizi civici”. Gente che è andata in pensione a 30 anni e con 14 anni di contributi. Chiedo solo di avere una sede dove affrontare questi temi».

Sui costi della politica, il suo cavallo di battaglia, Richetti spiega che «margini per tagliare ancora in Regione non ce ne sono più». «Abbiamo fatto tutto quel che era in nostro potere – continua – adesso bisogna spostare l’ attenzione sul piano nazionale. Il senso del mio appello a Fini e Schifani sta tutto qui: diamoci una regola, calcoliamo un “costo standard” per far funzionare senza sprechi o doppioni la democrazia». Richetti parte dai numeri che conosce. «Noi abbiamo 60 consiglieri, la Puglia 72. Abbiamo ragione noi o Vendola? L’assemblea dell’Emilia Romagna – in totale – costa 36 milioni e mezzo all’anno. Sono tanti? Altre Regioni costano il doppio. La Camera spende 1,2 miliardi, il Senato 600mila curo».

Ma su questi e altri aspetti il Pd, per il presidente dell’assemblea regionale, «non ha mai unavoce sola». «Ogni nostro parlamentare, basta sfogliare i giornali, ha la sua proposta di riforma istituzionale, per non parlare del balletto delle Province. Una c sa inaccettabile – accusa – tra chi vuole abolirle, chi accorparle, chi salvare quelle sopra i 500mila abitanti. Personalmente sono per eliminare il livello elettivo e riassegnare le funzioni a Comuni e Regioni. Che senso ha, sono solo due esempi, un assessore provinciale alla Cultura, o al Welfare?».

Prima di rientrare in ufficio Richetti torna alla casella iniziale della chiacchierata, una certa freddezza nel Pd rispetto ai suoi exploit. «Mah, quando ti muovi sui costi della politica c’è sempre chi ti dice che così si liscia solo il pelo all’antipolitica, che non è mai sazia, che è solo demagogia. Quando ho posto il tema in Regione nessuno sapeva dove saremmo arrivati, ebbene abbiamo toccato la “carne viva” dei consiglieri e abbiamo abolito i vitalizi. Un traguardo condiviso alla fine dall’assemblea legislativa. Segno che cambiare si può».

Immagine: “Blue violin, blue hair 3″ di Rafe Cookinghamus.

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